Il mondo non basta

Il mondo non basta
"...Se non bastasse...se non bastasse ogni singola goccia di carburante esistente per portarti in ogni anfratto del nostro pianeta???...e se nemmeno bastassero dieci o cento vite per raggiungere ogni orizzonte???....Non lo so ancora, so solo che non basta il mondo intero per riempire un uomo..."

domenica 17 aprile 2011

DEL.ICIO.OSO!!! :D ...e se venisse fuori una delicio-classe?

(...dimenticato qualcosa???)

Prendo una boccata d'aria salvifica in seguito all'estenuante apnea della Patologia Generale, definito il "tronco dell'albero della Medicina" (tanto per l'importanza quanto per il dolore quando ci sbatti contro) avventurandomi nell'argomento Bookmarks. Colto dalla curiosità mi precipito sul famigerato Del.icio.us, che aveva già riscosso entusiasmo fra i vari blogostudenti, per toccare con mano il reale funzionamento di tale strumento. Dopo aver fatto la registrazione a yahoo ho trovato simpatico il fatto che il programma invitasse subito a inserire "delicious" nella barra dei preferiti: mossa alquanto logico-razionale dal momento che la frenesia di URL che ci sfrecciano davanti quotidianamente necessita di avere sempre "il colpo in canna", in questo caso il nostro delicious bello carico sulla barra dei preferiti. La registrazione è completata in un batter d'occhio e comincio subito a inserire qualche bookmark di prova, roba grossa di cui mi ricorderei anche "a mente", ma per i dettagli ci sarà sempre tempo. Poi mi soffermo un attimo riflettendo su quei quattro bookmark inseriti: possibile che non me ne vengano in mente altri? INCREDIBILE! Avrei bisogno di delicious per inserire dei bookmark in delicious! Paradossale. Sconcertate. E' subito amore a prima vista (platonico). Mi rendo subito conto dell'utilità dello strumento. Osservo per bene tutti i componenti della finestra. Provo molta simpatia per i "TAGS", paroline chiave con le quali catalogare ogni genere di segnalibro, dall'estremo potere "intrecciante". Alcuni mi vengono suggeriti direttamente dal programma, in inglese, altra mossa decisamente saggia e alla quale mi allineo per i segnalibri successivi. Soddisfatto per la scoperta e fiero delle cinque bischerate iniziali immesse nella mia pagina delicious, mi ricordo di un post sull'argomento di una blogostudentessa che forniva il suo nome utente di delicious. La butto lì, e se oltre alla blogoclasse creassimo una DELICIO-CLASSE condividendo i nostri bookmarks? Potrebbe essere interessante.





giovedì 14 aprile 2011

Un "PLE" nella foresta di Angkor...

(...chi lo sa più qual è la terra e qual è il cielo...)



E' pomeriggio inoltrato, l'aria si fa fresca e la terra si ricopre di ombre multiformi. Da qualche giorno siamo entrati nell'anno duemila. Il nostro fuoristrada sobbalza sulla strada sconnessa lungo un argine. Oltre il terrapieno si scorgono campi allagati che ci separano dalla foresta intricata. La luce vira verso il rosso e si fa sempre più intensa. Le ombre delle palme che si tuffano nei campi assomigliano a corde di un'arpa, perfettamente parallele, alcune con più ciuffi altre meno. Sorpassiamo gli abitanti che ritornano verso le loro case dopo una dura giornata di lavoro. Ne saluto uno curvo dietro al suo carretto colmo di ogni suo avere, lui sorride, ricambia alzando la mano per un attimo, per poi tornare a governarlo in tutta fretta. Alcuni conducono stanchi e grigi animali da soma verso il loro meritato riposo. La strada è lunga e proseguiamo dritti verso il sole. In lontananza scorgo i lavoratori dei campi in fila indiana; sembrano in bilico insieme alle loro ceste su degli stretti camminamenti verdi che dividono gli estesi campi. Uno solo è ancora indaffarato nel campo, protetto dal suo ampio cappello di paglia, raggiunto solo dalle ombre delle palme. Veniamo affiancati dall'altro lato del fuoristrada da un'intera famiglia in motorino, su un solo motorino. Ci sorpassano molto allegri, i bambini si sbracciano per salutarci, eccitatissimi e fieri del loro mezzo. "Ma qui si può andare in motorino in più di due babbo?" chiedo senza nemmeno ascoltare la risposta, entusiasta per il quadretto. Quanto è diversa quella strada da quella di casa mia. Dopo qualche minuto di tragitto la vista cambia radicalmente. Le casette di giunchi ai margini della trama contorta della foresta che si affacciavano sulla lunga strada sono scomparse. Ora c'è un lago. Mi affaccio subito insieme a mia sorella al finestrino per vedere meglio. Il lago non è naturale, la forma è quadrangolare. Esso circonda un immenso castello con tre torri che svettano nello stanco orizzonte. Ci fermiamo con la macchina sulle sponde del bacino. Il "gigante" di pietra si mostra in tutta la sua perfetta grandezza. Per raggiungerlo e presentarci al suo cospetto imbocchiamo un largo ponte di pietra. Procediamo controcorrente alla fiumana di visitatori che si voltano per gli ultimi nostalgici sguardi. Il corrimano del ponte raffigura un lunghissimo serpente di pietra che si mostra in tutta la sua enigmaticità: le orecchie di cobra e il volto di uomo pensieroso. Si scatena la fantasia. Ogni passo sull'acciottolato ricamato di lanugine verde ci porta sempre più vicini al "gigante", rendendolo quasi inquietante, come se ci stesse osservando. Il silenzio è rotto solo dal crepitio del nostro incedere. Siamo giunti. Alla massiccia porta d'ingresso confluiscono possenti mura. Figure contorte dalle smorfie innaturali sono raffigurate su di essa: guardiani senza tempo che sembrano fissare qualunque angolo, compresi noi, minuscoli, insignificanti. Si ergono a giudici delle nostre anime, valutando se esse siano degne di entrare in contatto con l'imponenza millenaria della loro dimora. Il varco della soglia mi procura un sussulto di tensione. Trattengo il respiro. La luce rasente fatica a incunearsi nelle fitte sculture dei frontoni, strette nella morsa della vegetazione che fa capolino da ogni sporgenza con le sue mani frondose. Ci avviciniamo ad un lungo corridoio interamente scolpito. La scena, come affermato dalla guida, raffigura una momento di festa con processioni di elefanti, danzatrici, guerrieri e offerte votive per la celebrazione del nuovo re di Angkor. La mia attenzione si fissa sui loro sguardi immutabili, privi di sorriso. "Perchè pur essendo una festa nessuno sembra felice?" penso tra me e me, cavalcando la mia tenera ingenuità di bambino. Mi assento dal resto del racconto della guida. Il flebile vento presenta a tratti gli umidi profumi del sottobosco, scuotendo le chiome dell'antistante foresta. Proseguo verso l'interno, inconsciamente sospinto come da un richiamo di sacralità crescente misto a curiosità. Sento una voce. Mi volto. Proviene da una piccola nicchia sotto un porticato. Una donna anziana completamente avvolta in un panno rosso usurato mi fa un cenno con la testa. Faccio in compagnia di mia sorella i pochi passi che ci bastano per raggiungerla. Parla nella sua lingua, ci osserva  interamente, sorride, di sicuro deve aver detto qualcosa di carino nei nostri confronti. Sta accovacciata in un piccolo tabernacolo. Fa per togliere le mani dal panno. La donna è lebbrosa. L'impatto visivo è devastante. Congiunge le mani e si rivolge di nuovo a noi con un nuovo sorriso. Forse vuole che lo facciamo anche noi. Congiungiamo anche noi le mani. Accanto a lei, sullo scalino, c'è una piccola ciotola con della sabbia con dei bastoncini di incenso. Senza alcuna difficoltà ne prende uno nuovo e lo accende con una piccola candela. Il forte odore si espande tutto intorno a noi, facendoci dimenticare per un attimo le cose terrene. Il tempo si ferma. La fiammella della bacchetta di incenso continua la sua corsa. Portiamo le mani giunte sulla fronte come fa lei, ricambiando i suoi sorrisi. Nessuna parola. Il silenzio ha paradossalmente eliminato ogni difficoltà di comunicazione, ogni ostacolo alla comprensione. Non c'è più differenza fra noi e lei. Chiudo gli occhi. Pronuncia poche parole sottovoce, poi china il capo. Quasi non avverto nemmeno i miei battiti, sfiorando il vuoto dei sensi. Una calma rigenerante domina quegli attimi, avvolgendo con il profumo dell'incenso ogni nostro pensiero e portandolo via, insieme al debole vento. Quasi contemporaneamente la fiammella dell'incenso si spegne e il silenzio viene interrotto dagli ultimi visitatori nei paraggi. La donna ritorna a sorriderci entusiasta, riavvolgendosi completamente nel suo manto rosso, dandoci il permesso di congedarci. Si avvicina la guida che ha assistito alla scena e ci rivolge la parola: "She prays for your souls". E' bastato un niente per un'emozione così profonda. Nemmeno ascoltare. Solo un sorriso. Con il nuovo slancio acquisito dal piacevole incontro salgo sui gradoni della torre/piramide,  facendomi strada sugli umidi blocchi di pietra. La salita è ripida, ma la fatica la fa sembrare una prova da superare. Sono in vetta. Ecco il mio premio. Il cielo si è fatto più scuro. La scaglia di sole rimasta si getta  a piccoli passi nelle folte chiome della foresta, consegnandomi la sua ricompensa: il suo ultimo raggio ebbro di vita, di pace, di speranza sullo sfondo di un cielo cremisi.






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